Il primo pannolino non si scorda mai – I primi approcci col neonato

Photo di Anne Geddes

Photo di Anne Geddes: Pure

Certo, sono passati 8 mesi, e possono sembrare pochi… ma quanti pannolini ho già cambiato in questo lasso di tempo? Eppure ce ne sono pochi che ricordo bene. Uno è il primo, ed assieme a questo mi vengono in mente le altre problematiche dei primi approcci.

Ho partorito nel pomeriggio e subito mi hanno portato il bambino in camera. Tra una visita e l’altra del folto pubblico accorso in ospedale per congratularsi dell’evento, ognitanto pensavo… Ecco, ci siamo. Ora mi toccherà prenderlo in braccio. E guardavo lo gnomo in fasce nella sua culla di plexiglass, rigirandola un po’ in senso orario, un po’ in senso antiorario, per capire da che parte potevo provare a sollevarlo e farmi vedere da tutti come mamma a tutti gli effetti. Decido di provare con la presa “sotto le ascelle”. Mamma mia! Quanto è piccolo! Non voglio romperlo! Trattengo il fiato e lo sollevo; lui stropiccia il naso e gli occhi. Lo porto al petto, si accuccia fra le braccia, come se fossimo fatti l’uno per l’altra. E’ mio!

Dopo 3 o 4 volte a prenderlo e metterlo giù, ho capito che non è così difficile, e che forse lo scheletrino è fatto in buona percentuale di pongo, il che fa apparire lo gnomo meno fragile del previsto. Molto Bene.

Il secondo approccio giunge col sorriso di una ostetrica: attacchiamolo al seno. Ma che bella idea! Sempre più mamma! E’ ora di vedere se le 3 taglie di seno che mi son cresciute, servono a qualcosa (oltre che ad allietare gli occhi gongolanti del papi e distrarlo dal panzone che messo sotto due tettoni, non è così male). Coricati su un fianco, scopri il seno, ecco, aiutalo a trovare il capezzolo. Sento già nella mia testa la colonna sonora: una dolce ninna nanna da carillon per celebrare questo contatto così intimo e speciale. Ecco, ce l’ha fatta! si sta attaccandOOOHH!! AUCH! Che dolore incredibile! Ma come fa uno gnomo senza denti a fare così male! Deve avere una di quelle trappole per topi in bocca. Ecco cos’erano tutti quei rumori di “Ahia, AHHH, OUHH!” Che sentivo dalle altre stanze: Gnomi sdentati che si attaccano ai capezzoli delle loro mamme. Perchè nessuno mi ha detto che è così doloroso? Se allattare è questo, datemi un biberon.

L’ostetrica mi promette che dura solo qualche giorno il dolore. Ed è vero, tranquille.

Ma nel frattempo… ad ogni attaccamento al seno, aspettatevi le dita dei piedi che si arricciano. Ma le mamme sopportano…

Gnomo Neonato

Gnomo Neonato

La prima notte l’ho passata insonne, troppo emozionata. Il piccolo era al nido e io pensavo a lui. Mi sa che avevo un imprinting in corso, ogni suo dettaglio veniva pensato e ripensato. La piega dell’orecchio, le manine, le piumette di capelli. La seconda giornata è passata a prendere confidenza, salutare gli amici e i parenti in visita, sempre col piccolo attaccatto, un po’ di qua un po’ di là, per prendere ogni goccino di colostro.

La seconda notte bimbo in camera. Assieme alla mia compagna di camera, Lorena, abbiamo passato una notte tra piccoli vagiti, tira fuori il cucciolo dalla culla e poi AHIA! e l’altra che sorride… he he, si è attaccato al capezzolo? Ridi, ridi. Tanto tra poco tocca a te… Dai rumori provenienti dalle altre camere, penso che la storia fosse esattamente la stessa. Poi in notte profonda, Gnomo Thomas piange… e piange. Magari devo cambiare il pannolino… o mio dio. Non ci posso pensare. Non voglio svegliare Lorena, accendo una piccola lucina di servizio (inutile). Prendo Gnomo Thomas e lo metto sul fasciatoio. A tentoni trovo il velcro, slaccio il primo pannolino. Apro con sospetto, piano piano. Evviva! Non è meconio, la prima cacca nera e viscida! Quella devono essersela beccata al nido. Tiè! E ora? non potevo tirare fuori prima pannolino di ricambio, salviettine e crema? Con una mano tengo Thomas sul fasciatoio, con l’altra cerco al buio a tastoni nel borsone sotto il fasciatoio. Nel frattempo sento la mano che si bagna… pipì calda: lo Gnomo ha già segnato il territorio. Questa mamma è mia.

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